Speciale: L'inceneritore di Sant'Urbano

Status quo

Da trent'anni a questa parte la bassa padovana e l'alto rodigino sono continuo bersaglio da parte della Regione e della Provincia di svariati tentativi di realizzazione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti. Tali tentativi, a volte, sono pure andati a segno, basti pensare alla discarica di San Martino di Venezze (RO), all'impianto SESA di Este (PD) e alla discarica tattica regionale di Sant'Urbano (PD).

In altri casi le incursioni delle Istituzioni hanno fallito oppure sono ancora nella fase di studio. È doveroso citare l'impianto di incenerimento di Piacenza d'Adige/Masi (2002); l'impianto di trattamento dei reflui speciali (Sant'Urbano, 2003-2004); impianti per il trattamento delle biomasse/olio di palma (Piacenza d'Adige/Sant'Urbano 2006); i numerosi impianti di incenerimento della pollina (Carceri, Deserto d'Este, Ospedaletto Euganeo...); impianto di incenerimento dei rifiuti solidi urbani a Sant'Urbano (attualmente allo studio).

Le responsabilità di queste operazioni vanno ricercate innanzitutto e soprattutto nell'amministrazione della cosa pubblica a livello regionale, ma non va dimenticato il fatto che la Regione Veneto ha spesso puntato il mirino su questo vasto territorio in quanto le amministrazioni locali si sono, negli anni, dimostrate deboli, incapaci, politicamente inadeguate a coordinarsi tra di loro e a difendere lo sviluppo del territorio.

In riferimento a quest'ultimo impianto citato, che soprattutto ultimamente desta particolare preoccupazione in quella parte di popolazione sensibile alle tematiche ambientali e alla difesa del proprio territorio, va detto che Regione Veneto e Comune di Sant'Urbano, da oltre un anno a questa parte, lavorano in forte sinergia ad una politica del consenso volta a far accettare alla popolazione residente, l'idea che questo tipo di impianti non sono dannosi per la salute ma, al contrario, portano ricchezza e sviluppo per tutti.

La prima tappa di questo ignobile processo è stato il pranzo sopra la collina della discarica, organizzato da esponenti politici di rilievo (Antonio De Poli su tutti), vestiti con T-shirt marchiate "Sant'Urbano non rifiuta".

Altra tappa è stata la manifestazione Biogazia: una kermesse di eventi informativi e "culturali" (il rifiuto come archeologia post-moderna, il monumento al rifiuto, la discarica come una città possibile...) svoltasi fisicamente in discarica a Sant'Urbano e che ha visto l'impiego di cifre da capogiro (circa 300 mila euro).

Per giungere alla costituzione di una commissione di "esperti" (votata in consiglio comunale nel novembre del 2008) volta a studiare possibili scenari futuri dopo la ormai imminente chiusura della discarica di Sant'Urbano.

Durante la discussione di tale punto all'O.d.G. il Sindaco, elencando tali possibili scenari (ampliamento, innalzamento, chiusura definitiva o nuovo impianto di incenerimento), ha considerato una iattura non auspicabile la chiusura definitiva dell'attuale impianto ed ha caldamente sostenuto l'ipotesi di una soluzione alternativa alla chiusura pura e semplice.

I risultati di questa commissione sono stati illustrati e spiegati ad una sessantina di persone del Comune di Sant'Urbano (su 2180 abitanti!) durante una serie di incontri cui hanno partecipato microgruppi composti da una decina di persone, personalmente scelte e contattate dal Sindaco. A tali incontri è stata esplicitato il risultato dei lavori della commissione fatalmente coincidente con le intenzioni del Sindaco palesate appunto alcuni mesi prima in Consiglio.

Passaggio non trascurabile è il fatto che i Consiglieri Comunali siano stati informati di questi risultati solo dopo le suddette riunioni e solo fuori della sede istituzionale del Consiglio, quindi senza diritto di voto.

I consiglieri di minoranza hanno reagito a questo sopruso portando in Consiglio Comunale una richiesta di referendum popolare consultivo. Richiesta che il Sindaco ha rifiutato, di fronte ad una sala gremita, sostenendo che la materia non è di competenza comunale. Viene però da chiedersi: e tutte le mosse sino ad ora compiute dal Sindaco? E tutti i soldi spesi sino ad ora dal Sindaco? Come possono giustificarsi queste rilevanti cifre spese dal Comune per una materia che - a detta del Sindaco – non compete al Comune?

Questa la commissione tecnica e i relativi costi:

  • Dionisio Fiocco – Presidente nonché sindaco di Sant'Urbano
  • Paolo Miotto e Mauro Sarti – Coordinatori (architetti dello studio di progettazione Arch+2 e della Articolosette, società che opera nel ramo della consulenza) - € 30.000,00
  • Fabio Fior - Dirigente della Direzione regionale Tutela dell'Ambiente – Regione Veneto
  • Lorenza Franz - responsabile Arpav dell'Osservatorio regionale per il Compostaggio
  • Walter Giacetti - responsabile settore ambiente ETRA-Energia - € 29.500,00
  • Mario Lodi – Istituto Mario Negri – Milano - € 5.000,00 + 50.000,00 al Direttore Istituto Mario Negri, Prof. Silvio Garattin
  • Emiliano Benfenati – Istituto Mario Negri – Milano - € 5.000,00
  • Matelda Reho - responsabile scientifico dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia - € 48.500,00
  • Domenico Patassini - preside della facoltà di Pianificazione del territorio dell'Università IUAV
  • Pierangelo Bertoli - esperto di comunicazione e gestione di gruppi di lavoro - € 15.000,00

I dati sono stati reperiti dall'elenco affidamento incarichi del Comune di Sant'Urbano.

Uno strano cambio di rotta

L'attuale amministrazione, eletta nel 2007, aveva presentato un programma elettorale molto chiaro in merito al futuro della discarica comunale e sulla possibilità di realizzare nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti.

Il Sindaco Fiocco infatti, in tutte le assemblee di presentazione, ha ribadito con forza la sua contrarietà all'ampliamento della discarica ed era assolutamente contrario alla realizzazione di qualsiasi altro impianto. Tale programma era esplicitamente riportato nero su bianco anche sul volantino elettorale della lista del Sindaco.

Allo stesso modo, anche le altre tre liste presentatesi alla gara elettorale, avevano più o meno lo stesso programma su questo argomento. Tutti fermamente contrari. "Sant'Urbano ha già dato", era il leitmotiv della campagna elettorale.

Le urne hanno premiato, con il 40,08%, la lista di Fiocco principalmente sulla base del programma presentato.

All'insediamento del Consiglio Comunale, l'attuale maggioranza, ha approvato il suddetto programma elettorale, impegnandosi a rispettarlo.

Ora, non si sa per quale oscuro motivo, l'Amministrazione ha cambiato rotta, sconfessando il proprio programma e soprattutto andando contro la volontà della maggioranza dei cittadini: 6 cittadini su 10 hanno votato per le altre liste e 4 su 10 avevano scelto la lista del Sindaco che prometteva di non realizzare nessun impianto di smaltimento dei rifiuti: 10 cittadini su 10, quindi non volevano nuovi impianti!!

Alcuni sospetti sulle motivazioni però, ce le ha fornite, forse inconsciamente, il Sindaco stesso in Consiglio Comunale. Il giorno 26/11/2008, Fiocco si è lasciato sfuggire durante una seduta del consiglio comunale, e quindi in pubblico, che la GEA (attuale gestore della discarica) ha effettuato un investimento di dieci miliardi di lire per la realizzazione di un capannone per il compost. Compost che è stato poi dirottato verso altri lidi, in quanto la nostra discarica è diventata tattica regionale, ma solo per il secco non riciclabile. A questo errato investimento, ha dichiarato il primo cittadino, dobbiamo porre rimedio. Forse dimenticando che il rischio di impresa è intrinseco con l'attività imprenditoriale e non va certo riparato con i fondi pubblici.

Altro passaggio cruciale sulle motivazioni del cambiamento di rotta ci è stato fornito nel Consiglio Comunale del 30/10/2009, durante il quale il primo cittadino ha giustificato questa scelta con la sostenibilità delle spese correnti comunali (vedi le "grandi opere" e i servizi del Comune di Sant'Urbano).

La nostra posizione

Oltre ai legittimi dubbi sulla sicurezza sanitario-ambientale dell'impianto, quello che ci fa propendere per un chiaro no all'impianto di incenerimento, è la proclamata autosufficienza padovana allo smaltimento dei rifiuti.

In Provincia è in fase di approvazione un piano decennale per lo smaltimento dei rifiuti, nel quale è chiaramente scritto che la provincia di Padova è perfettamente autosufficiente, da oggi al 2019. A ciò va aggiunto il fatto che, in virtù di una sempre più estesa raccolta differenziata, la produzione di rifiuto secco non riciclabile diminuirà sensibilmente, tanto da mettere in difficoltà anche la sostenibilità dell'impianto di incenerimento di Padova.

Pertanto, alla luce di queste considerazioni, la posizione del Partito Democratico di Sant'Urbano è nettamente contraria alla realizzazione dell'inceneritore, poiché non sussistono né motivazioni attinenti allo smaltimento dei rifiuti, né motivazioni economiche che la rendano opportuna.

A nostro avviso si tratta unicamente di un progetto finalizzato a far conseguire ad una società privata (la GEA Srl) cospicui profitti che altrimenti la chiusura imminente della discarica non renderebbe più possibili.

In altre parole, l'inceneritore di Sant'Urbano non costituirebbe la risposta alle esigenze di smaltimento dei rifiuti del territorio - già soddisfatte -, ma solo una speculazione affaristica che si consuma sulle teste dei cittadini, cittadini peraltro illusi (come in precedenza) dal miraggio di nuovi posti di lavoro.

I comitati in campo

Alcuni cittadini già nel 2003, al tempo della possibile realizzazione di un impianto di reflui speciali a Sant'Urbano, si erano organizzati in un comitato (Comitato No Reflui Speciali) che, mediante una efficace campagna informativa e una vasta raccolta firme, aveva contribuito a far ritirare il progetto.

Attualmente questo comitato si è rimesso in moto anche contro la minaccia dell'inceneritore con l'ausilio importante degli altri comitati della bassa padovana, tutti con l'obiettivo della salvaguardia dell'ambiente del proprio territorio.

Caso Grossi

La discarica di Sant'Urbano, attraverso un intreccio di società controllate, è in ultima istanza di proprietà della Green Holding di Giuseppe Grossi. Questi è balzato agli onori della cronaca giudiziaria recente per essere stato arrestato, assieme all'assessore provinciale al personale di Pavia Rosanna Gariboldi e ad altre persone nell'ambito di un'inchiesta avente ad oggetto la bonifica di un'area in provincia di Milano denominata Santa Giulia.

Giuseppe Grossi è a pieno titolo il più importante imprenditore italiano nel settore dello smaltimento dei rifiuti e delle bonifiche ambientali. Oltre alla discarica di Sant'Urbano, che gli garantisce un profitto netto di quattro milioni di euro su diciotto di fatturato, Grossi è anche titolare dell'impianto di incenerimento di rifiuti REA di Dalmine (provincia di Bergamo).

Aggiornamento dalla Regione

Il Consiglio regionale ha approvato con 28 voti favorevoli, 9 contrari e 4 astenuti un emendamento alla legge finanziaria 2010 che stabilisce che non possano essere approvati progetti di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non, né concesse autorizzazioni all'esercizio di nuovi impianti, prima che entri in vigore il Piano Regionale per la Gestione dei rifiuti speciali. Eventuali inceneritori o termovalorizzatori potranno essere realizzati solo in presenza di una deliberazione del Consiglio provinciale competente, previo parere dell'Osservatorio Rifiuti dell'ARPAV. L'emendamento, primo firmatario Pietrangelo Pettenò di Rifondazione Comunista, è stato sottoscritto da una ventina di consiglieri di tutti gli schieramenti, compresi gli assessori Maria Luisa Coppola e Renzo Marangon . Contrario, invece, l'assessore Giancarlo Conta soprattutto perché - ha detto - in questo modo tutti gli impianti vengono bloccati a tempo indeterminato. Contrario anche Nereo Laroni (NPSI-PDL) che ha paventato gravi conseguenze sull'economia dal blocco di questi impianti. Tale decisione blocca quindi i due progettati inceneritori di rifiuti speciali nel Trevigiano, a Silea e a Mogliano, contro i quali si sono mobilitati Comitati e le dieci amministrazioni comunali interessate i cui rappresentanti erano presenti oggi con un sit-in nei pressi di palazzo Ferro-Fini. Analogamente viene bloccato anche il progettato impianto di smaltimento di rifiuti industriali di Pincara in Polesine. L'emendamento approvato stanzia, inoltre, 10 mila euro "per compiere studi e analisi dei fabbisogni e della qualità dei rifiuti prodotti e per la definizione dei criteri in base ai quali individuare le aree idonee ad accogliere impianti di smaltimento".

Aggiornamento dalla Provincia

Boris Sartori, consigliere provinciale del PD nonchè membro della Commissione Ambiente, ci comunica che lunedì 1° febbraio 2010, si è riunita la Quinta Commissione Consiliare, Ambiente e Territorio, per discutere la mozione che ha presentato il 23 novembre 2009 dal titolo "La Provincia di Padova è contraria alla realizzazione di un nuovo termovalorizzatore nella Bassa Padovana, nel Comune di Sant’Urbano, e negli altri Comuni della Provincia di Padova".

L'assessore all'ambiente ha comunicato che il Sindaco di Sant'Urbano non ha risposto alla richiesta di chiarimenti che la Provincia ha formalizzato in data 18 dicembre 2009 e la commissione ha approvato all'unanimità il testo della mozione, con alcune modifiche e miglioramenti proposti da alcuni consiglieri dei vari gruppi.

Ora la delibera verrà inserita all'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio Provinciale, dove si discuterà e si delibererà.

"Mi sembra un ottimo risultato e un segnale importante a dimostrazione che quando sono in gioco gli interessi collettivi della popolazione e del territorio, si possono trovare convergenze e momenti di unità al di la' del colore politico", ha commentato a caldo il Consigliere Boris Sartori.

Ecco la delibera Provinciale

Come vi avevamo promesso, riportiamo il testo integrale e ufficiale della delibera di consiglio Provinciale, espressosi contro la realizzazione di qualsiasi nuovo impianto di incenerimento a Sant'Urbano e in provincia di Padova.