Una riflessione sul voto
Credo che un'analisi del risultato elettorale sia d'obbligo. Sfortunatamente abbiamo perso. Abbiamo perso in un modo che, sinceramente, non mi aspettavo.
Abbiamo perso con 9 punti percentuali di differenza, ovvero i dati sventolati dal PDL fin dall'inizio della campagna elettorale.
Questo fatto mette in evidenza due cose: la prima che non erano gli indecisi a spostare l'ago della bilancia, ma i qualunquisti, quelli che prendono una idea e se la tengono stretta senza motivarla e senza offriti nessuna possibilità di persuasione. E questo dato è messo in evidenza anche dal fatto che la Lega ha raddoppiato i suoi votanti senza fare una grande campagna elettorale ma mettendo l'accento sulla paura, paura del diverso, delle importazioni dalla Cina e la voglia di federalismo, senza spiegare cosa intendono fare.
Il secondo è che i nostri sondaggi erano sbagliati, forse. Forse perché, secondo me, la verità è un'altra. La spinta di rinnovamento portata da Veltroni era soprattutto emozionale. Emozione che ha portato tanta gente nuova ai gazebo, ad impegnarsi nel volantinaggio e nei circoli, ad impegnarsi attivamente nella intensa campagna elettorale. E per spingere ancora di più questa voglia di partecipazione (che doveva poi trasformarsi in un effetto domino con il passaparola) occorreva far vedere che la campagna elettorale stava portando qualche risultato. Ecco allora la scalata dei sondaggi fittizi. "Eravamo al venti e siamo al 10".. poi 5, poi 3 e poi lì lì, ad un passo dal sorpasso! Alla fine sembravamo sopra al Senato e leggermente sotto alla Camera. Come quando ad un maratoneta al 30 kilometro si inizia a dire "forza, l'ultimo sforzo, ci siamo quasi". Lo si fa per allontanare il pensiero da quei 12 kilometri che ancora mancano ed è allora che si pesca non più dalla testa e dalle gambe, ma dal cuore. E questo è quello che il Partito Democratico ci ha chiesto. Ci ha chiesto di fare non il possibile, ovvero quello che facevamo di solito, ma anche l'impossibile. Di impegnarci fino alle 15 di lunedì. Di parlare con quanti più potevamo, di spiegare che il governo Prodi non ha fatto poi così male. Ma sicuramente qualcuno, presumibilmente a Roma, sapeva esattamente che eravamo in netta inferiorità, che due mesi di campagna elettorale non avevano spostato nemmeno un voto o che, avendone spostati anche tanti, non erano ancora sufficienti per impensierire il partito di Berlusconi.
E pensare che proprio lui, Silvio, ha fatto il possibile per aiutarci. E' andato a Roma ad offendere Totti, ha proposto di aumentare l'età pensionabile, ha affermato (e per la prima volta non ha smentito) che il lavoro precario non è per niente un male da cancellare, anzi. Nonostante tutti questi e molti altri autogol è andato dritto alla vittoria. Una vittoria netta che gli permetterà di governare tranquillamente.
Questo evidenzia che la politica italiana non deve proporre programmi, deve proporre slogan. Non contano i volti dall'aspetto affidabile e sincero, bisogna saper mentire e possibilmente dire di tutto, salvo poi smentire così si colpisce l'orecchio sia di chi vuole sentire una cosa che di chi vuole sentire il suo opposto. Occorre fare marketing. Il governo Prodi ha portato molti buoni risultati. Il problema è che nessuno ne è a conoscenza. Nessuno si informa, nessuno legge un giornale ma, cosa ancora più grave, nessuno parla più di politica salvo poi accusare la Casta, o meglio ancora noi di aver fatto qualcosa o di non aver fatto qualcos'altro. Ma si sa, in Italia siamo tutti allenatori dopo aver giocato la partita. Quando però si convocano i giocatori, i "non ho tempo" non si contano.
Forse la mia ipotesi che a Roma avessero altri dati può sembrare azzardata o peggio, se accettata, può sembrare come una presa in giro da parte del Partito per la nostra morale e la nostra intelligenza ma dovremmo vederla invece come una bugia detta in buona fede. Come l'esempio del maratoneta di prima o come fa il genitore con il figlio piccolo. Secondo me, in una campagna dove il marketing e l'immagine contavano più di tutto, si è cercato con tutti i mezzi, compreso questo, di motivarci e di smuovere tutti i delusi che si sono disaffezionati dalla politica.
Purtroppo ha funzionato solo a metà. Noi ci abbiamo messo quello che potevamo. Abbiamo organizzato svariate iniziative sul territorio ottenendo dei buoni risultati di partecipazione. Lo stesso a livello provinciale. I vari candidati erano oberati di impegni, arrivando ad avere fino a sei interventi al giorno per "toccare" più platee possibile. A livello nazionale non parliamone neanche. Veltroni ha portato avanti una campagna elettorale durante la quale ha toccato tutte le 110 provincie d'Italia in poco meno di due mesi, combinando i comizi con le svariate interviste televisive e radiofoniche. Il risultato non è stato come da previsioni, ma non possiamo sapere cosa sarebbe successo se non avessimo fatto tutto questo. Forse invece del 34% staremmo analizzando un 20% o forse, ipotesi più grave, lo stesso 34%.
Adesso, allo stato attuale, ci troviamo ad un bivio decisionale. Fare come sempre, piangerci addosso e cercare per mesi di chi è la colpa oppure prendere il dato così com'è e procedere subito con lo slancio che ci ha portato fino alla conclusione della campagna elettorale per ricreare quella partecipazione che c'era fino a qualche anno fa.
Il dato del seggio 3 (Carmignano) è indicativo: siamo il primo partito. Mentre a livello comunale il secondo. Dobbiamo ringraziare quelle 400 persone che ci hanno votato ma soprattutto, vorrei che almeno una parte di queste partecipasse attivamente alla vita politica del Comune. Mi riferisco in particolare a quei 6 under 25 che hanno votato solo alla camera. Perché non riusciamo a coinvolgerli attivamente?
Il mio sogno è di eliminare quelle barriere che fanno restare nell'ombra la gente. Quella gente che non vuole esprimere con fierezza a che partito si sente più vicina, forse perché teme ritorsioni nell'ambiente di lavoro, forse per paura di doversi impegnare troppo o perché non si sente all'altezza. La politica è bella e occorre parteciparvi. Parteciparvi con fierezza esplicitando il proprio punto di vista ad ogni occasione. Se sentiamo affermazioni campate per aria, dobbiamo controbattere. Perché sono proprio queste sparate che fanno "opinione". Mi riferisco al bar come all'ambiente di lavoro. Dobbiamo fare informazione. Non possiamo sempre rintanarci nella cerchia elitaria di quelli più informati, più intelligenti, più documentati. Occorre affrontare la disinformazione e l'arroganza. Non cambierà niente? Beh, almeno ci avremo provato.
Dobbiamo impegnarci tutti per fare della partecipazione la principale arma di miglioramento della vita pubblica. Non è certo nelle urne che si cambia il tessuto sociale. Bisogna far partecipare la gente alle riunioni, alle iniziative e al dialogo. Noi del circolo, dal canto nostro, abbiamo il dovere di organizzare iniziative che coinvolgano la gente come succedeva anni fa. Di analizzare i problemi reali, di fornire risposte valide o di farci carico per riferirle a livelli più alti qualora ce ne sia il bisogno.
La politica deve tornare nelle mani dei cittadini. Dobbiamo coinvolgere quelle 400 persone che ci hanno votato ma che non sappiamo identificare. Non è possibile che di 400 simpatizzanti non ce ne siamo almeno 40 che ci diano una mano attivamente. Che si impegnino in prima persona. Non posso credere che tutti si accontentino della semplice routine del voto. Non è ammissibile. Non è tollerabile. Non è accettabile!
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