Dionisio e la piazza / Emanuele

Dionisio Fiocco ci ha scritto:

ringrazio gli amici del pd per il banchetto del democratic day davanti alla scultura d'acciaio nella, da voi, contestatissima piazza di carmignano apprezzata, invece, dai numerosi esponenti della cultura di sinistra che sono venuti a visitarla (elio armano, franco miracco, marco paolini...).
le migliori rappresentazioni sono quelle in cui gli attori sono protagonisti inconsapevoli.
la piazza vive anche grazie a voi.
ciao a tutti.
dionisio fiocco


La mia risposta:

Inconsapevolmente, sì proprio inconsapevolmente e gioiosamente abbiamo sempre vissuto la piazza, fin da piccoli. I ricordi si accavallano in una confusione di sentimenti che a volte gonfia pure gli occhi. A sette anni una gara in bici – vi ricordate le bici cross bicolore (biancorosse o gialloverdi) con la sella lunga e il poggia schiena? – al termine della quale Enrico (al secolo Cico) si è fragorosamente catapultato nella merceria di Luigi Quaglia(Jijeto Vanzan, per rispetto agli epiteti paesani) sfondandone la vetrata, Dio volendo senza conseguenze per la sua salute.

A dieci anni le interminabili sgommate e le inchiodate sulla ghiaia che disegnavamo con grandi cerchi e strisciate alzando nuvole di polvere come fossimo provetti Sioux paesani. Del resto come resistere alla tentazione di imitare le “eroiche gesta” dei più grandi che a cavallo del Ciao e della Vespa piroettavano senza risparmio di copertoni?

A dodici anni la prima svolta storica: arriva l’asfalto. E via con le forsennate corse a piedi su e giù per la collinetta di ghiaia e bitume caldo accumulata dalla ruspa in attesa di essere stesa e pressata dalla macchina; compagno inseparabile il mio amico Massimiliano, buon’anima… e non mi va di dire altro.

E poi a quattordici come non ricordare le torride serate d’agosto seduti sulla scalinata delle scuole elementari passate tra interminabili chiacchierate e frane di ghiaccioli all’anice? Eravamo proprio in tanti a vivere la piazza, a far disperare le famiglie d’intorno con le chiassose partite di calcio, le rincorse coi gavettoni che si protraevano ogni sera sempre più tardi, complici le nottate d’afa irrespirabile. E poi via via si cresce, coi primi tentativi al volante della macchina di papà, sfruttando la piazza che era l’unico spazio aperto e non trafficato che non mettesse in pericolo i paraurti! Le feste di laurea, cantando a squarciagola in piazza le canzonazze goliardiche, liberatorie di tanti anni di sudore sui libri e fogli appiccicati ai gomiti… fino agli impegni civici, quelli per cui vale la pena spendersi fino in fondo mettendosi a disposizione per il bene comune con una candidatura – quella del 2002 – che ha visto proprio la piazza come luogo deputato alla discussione e al confronto (non sempre facile), al dialogo, alla presenza tra la propria gente. E quanto schietto affetto ci dimostrò questa gente di paese, che si sente viva e partecipe quando si sta tra loro e si condividono pensieri e speranze. Qui in piazza. E solo chi ha sofferto e amato qui in piazza sa di averle dato vita… inconsapevolmente… e inconsapevolmente anche oggi, anche quando alla piazza è stata tolta la sua natura, ma non la Nostra!

Emanuele Cusin

Pubblicato da Emanuele Cusin | 07/04/2008 | Articoli locali | Letto 615 volte

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