Chi balla sull'Alitanic

Chi balla sull'Alitanic

I drammatici ultimi giorni del caso Alitalia, servono, una volta di più, a vedere quanti siano ancora, in Italia, quelli che stentano a capire che il principio che deve regolare i comportamenti di chi ricopre un ruolo pubblico o pubblicamente rilevante, non possa che essere l'interesse pubblico, del Paese, e che di fronte ad esso vengano meno tutti i propri particolari interessi (elettorali, corporativi, ecc.).

Al contrario, in questa vicenda, abbiamo visto all'opera il più vergognoso campionario di bassezze, di grette speculazioni politiche, di proclami tanto urlati quanto ipocriti, di cui la nostra classe dirigente purtroppo abbonda.

Da un lato il PdL, ed in primis il suo leader, hanno cavalcato, per meri calcoli propagandistici, la presunta difesa dell'italianità della nostra compagnia di bandiera (forse quella stessa bandiera che Bossi voleva buttare nel cesso); l'intento, evidentemente, era di far naufragare l'unica vera ed efficace trattativa per vendere Alitalia e magari, una volta tornato sul ponte di comando, farla comprare da qualche fittizia cordata di imprenditori, che ci avrebbero messo solo le briciole, mentre il grosso del finanziamento ce l'avrebbe messo lo Stato, ossia noi, i cittadini. Alla faccia di chi dice che non vuol mettere le mani nelle tasche degli italiani! Piuttosto che brandire il vessillo dell'italianità, Berlusconi avrebbe dovuto spiegare come mai, sotto il suo governo, negli anni 2001 e 2004, l'Alitalia abbia presentato i suoi due peggiori bilanci di sempre, avendo come presidente un uomo indicato dalla Lega.

Ma anche i sindacati hanno fatto una figura ben meschina; corresponsabili del tracollo finanziario della compagnia, hanno per giorni e giorni ostacolato la trattativa con Air France, fino a costringere il suo presidente ad andarsene sbattendo la porta. Motivo? Ce n'è più d'uno: il maggiore fra i sindacati piloti è notoriamente vicino ad Alleanza Nazionale, e quindi non è errato ipotizzare che abbia voluto fornire una sorta di “aiutino” alla sua parte politica; c'è poi lo strano caso della Uil, che per prima ha abbandonato il tavolo delle trattative, e poi si viene a sapere che la figlia del segretario della Uil Trasporti, ossia di colui che materialmente ha fatto il gesto di alzarsi dalla sedia, è candidata in Sicilia con il MPA di Lombardo, alleato di Berlusconi; altri ancora, come Epifani e Bonanni, hanno giocato continuamente al rialzo, convinti che, come ai vecchi tempi, ciò servisse alla fine per guadagnare qualcosa in più. E la sorpresa che li ha colpiti, quando il presidente di Air France ha chiuso ogni ulteriore discussione, dimostra quanto poco, in Italia, si sia abituati alla serietà; serietà nell'affrontare con realismo i problemi, nel non cedere sempre e comunque al piccolo calcolo corporativo, ma prendere coscienza che le pretese individuali debbono cedere il posto quando è in gioco l'interesse della collettività.

Eccoli, sembra di vederli tutti quanti a brindare e ballare sul ponte del Titanic che affonda, non curanti che assieme a loro affonda anche l'immagine e la credibilità del nostro paese.

Meno male che di fronte a tanta irresponsabilità, alcuni uomini, da Prodi a Padoa Schioppa ai leader del PD, che non hanno mai ceduto alla trappola della propaganda berlusconiana, riaffermando la necessità della vendita ad Air France, hanno dimostrato che un'Italia più seria si può fare.

Pubblicato da Marco Del Piccolo | 04/04/2008 | Articoli nazionali | Letto 235 volte

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